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Santa Sabina (X - XIII sec.)
Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
È la prima cattedrale della diocesi dei Marsi di cui abbiamo la prima attestazione in un diploma di Ottone I del 964 col nome di " Beate Savine Cristi martiris, que sita esse videtur infra ipsam Civitatem Marsicanam ". 
Essa sorse probabilmente nel corso del v-vt secolo fra i ruderi della Civitas Marsicana in corrispondenza dei margini nord-est del diruto foro del municipio marso e con il vicino palazzo episcopale della località detta Milvia. I conflitti fra i Conti dei Marsi per il possesso della diocesi resero spesso vacante la sede episcopale e solo con la bolla papale di Stefano IX del 1057, Santa Sabina divenne sede definitiva della diocesi dei Marsi. 
 
Il periodo di massimo splendore fu segnato, fra il 1100 e il 1130, dalla presenza ed opera riformatrice del vescovo Berardo, figlio del conte Berardo IV. Nel 1222 la chiesa e il palazzo episcopale, furono saccheggiati e rovinati da Tommaso durante i conflitti di Federico II con una successiva ricostruzione conclusasi ne11287 con la visita del papa Onorio IV.
  

 

 

 

 

 

 

Nel XIV secolo l'indifendibilità dell'area della Civitas Marsicana portò ad un lento abbandono della cattedrale a favore della vicina Pescina sede di una baronia nella Contea di Celano, abbandono segnato dalla bolla di traslazione del l' gennaio 1580 in cui si fa chiaro riferimento allo stato di abbandono e necessità di restauro della struttura architettonica. La prima metà del Seicento vede il definitivo tracollo del la cattedrale con la traslazione definitiva nel 1631 delle spoglie di san Berardo nella nuova cattedrale pescinese di Santa Maria delle Grazie di Pescina eretta già nel 1596. 
 
Nel Settecento, la chiesa fu sottoposta a continuo saccheggio per prelievo di materiali e nel secolo successivo era ridotta ad un quinto della sua primitiva grandezza: nel 1894 fu ridotta a cappella la sopravvissuta prima campata d'ingresso sovrastata da una cupola esagonale. 
  
Con il terremoto del 1915 la sola facciata frontale rimase in piedi, mentre il retro era occupato dalle casette asismiche. Dopo un recente restauro e riqualificazione dell'area l'edificio attende di essere riportato alle sue superfici originarie. Dalle vecchie descrizioni dell'edificio del XVII e XVIII secolo sappiamo che la chiesa aveva una struttura basilicale con pianta rettangolare (m 21,79x33,64) a tre navate con cinque campate interne, divise da pilastri quadrati, concluse da un'abside semicircolare, un campanile a pianta quadrata sul lato sinistro ed un porticato esterno, testimoniato da un bel capitello posto sull'attacco delle arcature con la facciata principale sul versante sud. Delle forme originali della cattedrale abbiamo una vivida descrizione nel Febonio (tr. it.): " A cento passi circa da questo [Monastero di San Benedetto] sorge un'altra grande chiesa in onore di Santa Sabina (famosa non tanto per nobiltà di nascita quanto per il suo martirio): è divisa in tre navate, quella maggiore è sorretta da colonne di pietra quadrata sulle quali poggiano gli archi da una parte all'altra; l'Abside, la parte interna tutta, la facciata sono di pietra levigata; il portale è in variegato marmo di Paro, è ornato da numerose figure di animali intervallate, ritratte dal vero, sostenute su entrambi i lati da tre colonne di forma circolare i cui epistili ne riproducono diverse specie e sorreggono un architrave ovale in marmo bianco e nero. 
  
In passato e sino ai tempi di Gregorio XIII la chiesa è stata la cattedrale e la dimora residenziale dei Vescovi dei Marsi; ma da molto tempo è stata abbandonata mentre il palazzo vescovile è in rovina ". Della sua forma, notevolmente contratta già dal Settecento, ci parla il vescovo Federigo di Giacomo, nella sua relazione "ad limina" del 1874: " La chiesa di S. Sabina, ridotta alla quinta parte della sua primitiva grandezza, fu spogliata del campanile e delle campane, e fu privata di tutto il resto sia per la nuova costruzione della chiesa di S. Berardo, sia per una migliore sistemazione della nuova cattedrale di S. Maria delle Grazie. Conserva, tuttavia, ancora qualche traccia del suo originario splendore, come quella che mostra un vestibolo marmoreo e come la facciata anteriore formata da pietre squadrate; ma, privata quasi di ogni culto per le ingiurie dei tempi e dei barbari, e dilapidata giorno per giorno dalla sacrilega avidità della gente, oggi fa quasi pena ".
  
L'attuale facciata, ridotta in altezza e relativa alla ricostruzione della seconda metà del XIII secolo (1287?), si presenta con le sue monofore laterali ed il bellissimo portale duecentesco di stile romanico-gotico in cui forte è la tradizione romanica marsicana con dotte influenze classiche della scuola federiciana, soprattutto nei volti, femminile e maschile, che caratterizzano i piedritti dell'ingresso. Il modesto portale interno è testimonianza delle ridotte dimensioni di Santa Sabina nel Settecento. Sul lato sinistro della facciata vi è un blocco di età augustea raffigurante un Telamone, recentemente barbaramente mutilato, riferibile ad una testata di sbocco di una scala della media cavea dell'anfiteatro marruvino. 
 
Il nome dell'attuale abitato deriva dalla presenza dell'antica chiesa parrocchiale e celebre monastero cassinese, S. Benedicti in Civitate Marsicana, edificato nel IX secolo, sotto l'abate Aligerno, sul luogo dove sorgeva l'antica e diruta chiesa di Santa Maria in Asprandana. 
 
La chiesa legata al monastero fu parrocchiale del piccolo centro di pescatori fucense fino al terremoto del 1915; purtroppo di essa non ci rimangono che poche foto e disegni che descrivono un edificio ad impianto basilicare con tre navate terminanti con lo stesso numero di absidi (con abside centrale più grande e dotata di strette monofore) e cornici benedettine con molti reimpieghi antichi sulle pareti composte da grossi blocchi; costruzione posta all'angolo nord-ovest della città piu vicino al lago, a contatto con le mura, sull'area ora occupata dall'asilo.  
 
Testi tratti dal libro Marsica guida storico-archeologia
 
 
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