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La Domus di C.so V. Veneto a San Benedetto deí Marsi
Testi a cura della Dott.ssa Roberta Ciroli  maggiori info autore

  

 

 

 

 

  

 

 

 

 

 

  

  

  

 

 

 

 

Nell'odierno San Benedetto dei Marsi, antico municipium di Marruvium (2) in occasione di lavori da parte della SIP di ampliamento della rete telefonica mediante l'adozione di sistemi in fibra ottica, nel 1993 vennero alla luce strutture e piani pavimentali decorati a mosaico, di epoca romana, di notevole fattura e in ottimo stato di conservazione. A seguito di questo ritrovamento furono finanziate, da parte della Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo, due campagne di scavo, nel 1993 e nel 1994 (3) che hanno consentito di identificare i ritrovamenti come relativi ad una domus gentilizia. I due momenti di indagine interessarono il settore est e, l'anno successivo, il settore ovest della via principale della cittadina, Corso Vittorio Veneto; lo scavo, che raggiungeva circa due metri di profondità, ha dovuto inevitabilmente affrontare tutti gli inconvenienti che derivano da indagini in aree urbane, dalla possibilità di lasciare almeno una corsia transitabile, ai problemi connessi con le intercettazioni delle infrastrutture moderne (acquedotto, fognature, cavi elettrici, ecc.). 
  
Attualmente, l'amministrazione comunale ha deciso di realizzare un progetto che prevede la fruibilità e la valorizzazione dell'edificio; purtroppo non potranno essere inseriti in questa sede gli eventuali nuovi dati che proverranno da tale recupero, come i pavimenti relativi all'accesso della domus e agli ambienti più prossimi. L'abitazione privata, che si sviluppa con un orientamento da nord-est verso sud-ovest, possiede tutti gli elementi tipici di una residenza urbana e la disposizione degli ambienti risulta quella canonica.
Del complesso vanno sicuramente annotate le dimensioni dell'atrium (Amb. A - mt. 13.20x8.40) e quelle del tablinum ( Amb. B - mt. 7.20x3.80), dalla caratteristica forma allungata, attorno ai quali si aprono una serie di ambienti decorati con pavimentazioni in signino, in tessellatum bianco-nero, ovvero in scutulatum con inclusioni di scaglie di pietra policrome. Dell'ingresso dell'abitazione è stata solo individuata una porzione della soglia di passaggio fra le fauces e l'atrium, caratterizzata da un tappetino in mosaico nero decorato con il motivo del cancellum in bianco: primo reticolato di quadrati di cm. 18 di lato a cui si sovrappone, nel senso della diagonale, un secondo reticolato di cm. 25 di lato (4).
  
Il tessellatum dell'atrio è di tessere nere (mm. 9) con inserzioni di tessere bianche (mm. 25) disposte in modo da formare due reticoli sovrapposti di quadrati, secondo un motivo diffuso nella seconda metà del 1 see.a.C.5. Nella grande sala d'ingresso trova collocazione l'impluvium (Amb. C - m. 3.60x4.40), realizzato con fondo di lastre di calcare; la cornice della vasca appariva spogliata in antico e, conseguentemente al taglio operato per asportare gli elementi lapidei, è stata rilevata la presenza dell'imbocco di una canalizzazione in corrispondenza dell'angolo nord della vasca, con pendenza verso settentrione. Il tablinum presenta un tappeto inquadrato da una balza marginale di tessere bianche e da una cornice nera di cm. 8 affiancata da tre filari di tessere bianche, verso il margine, e otto filari, verso il campo. 
Il motivo del cancellum adottato in questo ambiente di passaggio è reso in nero su fondo bianco e prevede il doppio reticolato di quadrati che si sovrappongono nel senso della diagonale 6. Assolutamente particolari appaiono i tappetini, che limitano il tablinum all'entrata e verso il portico del peristilio (Amb. U). Nel primo caso la soglia, che separa questo ambiente dall'atrium, rappresenta un edificio con arcate chiuse da cancellate, con griglie alternativamente di rombi e di quadrati obliqui; sopra il portico corre un fregio con triglifi su cui impostano una serie di timpani con merli; il motivo decorativo appare utilizzato, sempre come soglia di passaggio fra atrio e tablino, in una villa a Lanuvio, ma anche in una villa a Cori e nell'atrio della Casa del Cinghiale a Pompei (7). 
  
Per quanto riguarda l'interpretazione di tale motivo, nel precedente contributo avevo ipotizzato che l'iconografia potesse riferirsi ai carceres di un circo (8), ma la similitudine con la costruzione architettonica in un mosaico da S. Cesareo, interpretato dal Coarelli come riferibile ai Navalia ( il porto tiberino di Roma) 9, suscita nuove riflessioni (10). Il tappetino musivo verso il giardino è costituito da una serie di esagoni campiti in nero (11), che includono stelle in tessere bianche a sei punte e, al centro, ancora esagoni in nero contornati da nastri con diversi motivi geometrici (a denti di lupo e a meandro). L'esempio più antico del motivo ad esagono è offerto dalla soglia del vano A della Casa di Livia, collocabile cronologicamente fra l'epoca cesariana e quella augustea (12).
 
Il portico del peristilio (Amb. U - largh. m. 2.80 circa) gira intorno ai quattro lati del giardino interno e il pavimento è uno scutulatum (13) consistente in una balza marginale bianca, ad ordito dritto, e in una fascia perimetrale di tessere nere. Il campo centrale è del tipo a canestro con tessere bianche rettangolari di ca. cm. 2 di lunghezza, disposte a coppie alternate nei due sensi, a cui si accostano, con una certa regolarità, tessere nere delle medesime dimensioni; nel campo ben risaltano le scaglie di pietre tenere di vario colore (rosse, nere, ocra, verdi), di forma quadrangolare, poste ad una distanza compresa fra i cm. 10 e i cm. 14.
  
Il lato nord-est del portico conserva anche una canaletta rivestita in cocciopesto atta a raccogliere le acque piovane della copertura del portico; la tettoia doveva essere spiovente verso l'interno del giardino e sostenuta da colonne in mattoni (si sono rinvenute una base ancora ìn situ nel lato sud-ovest (14) e frammenti di mattoni ad arco di cerchio). Parte del sistema idrico si è evidenziato con il ritrovamento di una fistula plumbea, passante al di sotto del portico nel punto in asse con il tablino, e in una canaletta in tegole e coppi, che corre alla base del lato nord-ovest del portico ed ha pendenza verso occidente.
 
Attorno a questa serie di ambienti disposti lungo lo stesso asse (ingresso-atrio-tablino-portico-peristilio) si aprono ulteriori stanze che descriviamo procedendo in senso orario, a partire da quelle poste nel lato sud-est della domus. Dell'amb. D si è scavata solo una piccola porzione; ad esso si accedeva attraverso una soglia decorata da un tappetino musivo quadrangolare, di cm. 80x70, con cornice di tessere nere che include un quadrato i cui angoli sono decorati da ventagli al centro dei quali è un cerchio formato da un cordone prospettíco con fiore centrale a sei petali.
Il pavimento a mosaico della sala, contornato da due fasce nere, sembra essere decorato da un campo bianco nel quale triangoli neri in numero di sette determinano settori della larghezza di cm. 70, seperati da fasce decorate da triangoli neri in serie con il vertice verso il centro della base del triangolo precedente(15).
 
Le alae dell'atrium (Amb. F e Amb. P) sono segnalate, per tutta la loro larghezza, da tappetini con il moti contorno dei singoli elementi dell'ornato: MORRICONE MATINI 1985, p. 142-143, tav. 10, n. 3/6. 1-5 Fra la fine del I sec. a. C. e gli inizi dell'età imperiale sembra diffondersi un nuovo gusto decorativo che vede l'uso esteso dei motivi geometrici in bianco e nero, con campitura associata alla linea di vo dell'alternanza di meandri a svastica e meandri doppi; mentre la soglia dell'amb. P è obliterata da una struttura più tarda (vedi infra), la soglia dell'amb. F è visibile per intero e termina con due quadrati decorati al centro da una clessidra o da un triangolo con i lati a scala sormontato da due mezzi triangoli. Le due soglie differiscono solo per l'uso invertito dei colori: al positivo per l'amb. F (meandro nero su fondo bianco), al negativo per l'amb. P (meandro bianco su fondo nero). Confronti di epoca sillana sono offerti dalla vicina Alba Fucens 16 e dalla Casa dei grifi sul Palatino (17), mentre, associato a pitture di Secondo Stile, compare in varie abitazioni a Pompei (18). 1 pavimenti musivi delle alae consistono in un tappeto di tessere bianche oblique con fascia perimetrale di tessere nere (19).
  
A seguire è l'Amb. E, probabilmente un triclinium (m. 3.80x6.40), la cui entrata è decorata da un tappetino quadrangolare (cm. 80x70) di piccoli quadrati bianchi e neri (cm. 10 di lato) attraversati da linee diagonali a contrasto; la sala è decorata da un mosaico con il motivo del meandro continuo disegnato con nastri neri e da fasce nere in cui sono triangoli bianchi, collocati ciascuno con la punta verso il centro della base del triangolo contiguo. Il meandro forma delle svastiche a intervalli regolari e, negli spazi di risulta, sono inclusi dei quadrati. Il campo è inquadrato da una balza marginale bianca (più larga verso i lati lunghi) e da una fascia perimetrale nera (20). 
 
Il settore nord-occidentale della casa è quello che presenta più consistenti rimaneggiamenti e testimonia di una continuità d'uso che arriva sino all'età tardo-antica (ved. infra). Lamb. R (m. 6.50 di lato), probabilmente da interpretare come oecus, ha una pavimentazione consistente in uno scutulatum su un battuto bianco-grigiastro: il tappeto centrale è decorato da un reticolo disegnato da tessere nere disposte a croce con tessera centrale. Spesso al centro dei quadrati così formati (cm. 13x13) sono inserite scaglie di pietra tenera, policrome, senza, tuttavia, la parvenza di un criterio geometriC021. Il tappeto è incomiciato da una fila di tessere nere disposte per angolo. Da rilevare con estrema attenzione il non coordinamento del tappeto con le strutture che delimitano la stanza: la balza marginale semplice dista dai muri da cm. 62 a cm. 88.
 
Dell'ala (amb. P) di questo settore abitativo abbiamo già detto; si può aggiungere che tale ambiente fu oggetto di rimaneggiamenti, che comportarono l'abbattimento del tramezzo di fondo ( di cui rimane l'impronta al negativo US - 222) e l'ampliamento della sala con il recupero di una fascia retrostante (m. 4.60x3.60), denominata amb. Q, pavimentata con un rozzo cocciopesto. Il rimaneggiamento è evidente nella linea di attacco fra i due tipi di pavimento: il mosaico conserva un massetlo preparatorio, che doveva perfettamente attestarsi con il tramezzo di fondo, il cocciopesto sigilla un riempimento incoerente di pietre, frammenti di laterizi, malta, calce e inclusi di carboni. Anche sul muro di fondo (US 135) di questo nuovo ambiente (P+Q) si notano momenti di ristrutturazione, nel corso dei quali furono ricavati nella muratura, lungo la sua altezza, degli incavi rettangolari per l'alloggiamento di pali di una struttura lignea (US 151 a,b).
 
In fase con questi rimaneggiamenti è sicuramente il tratto murario che ha obliterato l'originario tappetino della soglia dell'amb. P (US 136), realizzato con elementi di opera incerta e nucleo di frammenti di laterizi e pietre; intonacato di bianco su entrambe le pareti, si appoggia al muro sud-ovest dell'amb. P (US 137). Durante le indagini archeologiche in questo ambiente si è rinvenuto, perfettamente conservato, il crollo della copertura, evidentemente relativa all'ultima fase di utilizzo di questo settore abitativo.
  



Note
1 Un contributo relativo a tale argomento è già apparso in CAMPANELLI-CAIROLI, 1995, pp. 85-104; in esso, la scrivente trattava della domus di Marruviuni e, vista la particolare impostazione del colloquio, erano esposti con maggiore dovizia di particolari gli apparati decorativi musivi, dalle dimensioni delle tessere, al tipo di ordito, ecc.; nel lasso di tempo intercorso dalla data del convegno alla sua espressione editoriale, l'edificio è stato oggetto di un contributo ulteriore (CAIROLI, 2001, pp. 215-218).
2 Per quanto attiene il sito: SOMMELLA 1985, pp. 359-396 e 1988, pp. 182-183; LETTA 1988, pp. 217-223; SOMMELLA-TASCIO 1991, pp. 456-477.
3Gli scavi, realizzati dalla Soprintendenza Archeologica dell'Abruzzo con la direzione della dr.ssa Adele Campanelli e l'assistenza cantieristica di Umberto De Luca, sono stati condotti dalla scrivente con la collaborazione, nella campagna del 1994, della dr.ssa Michela lacomini. La documentazione grafica è stata elaborata da Vincenzo Torrieri, mentre la documentazione fotografica è opera di Mauro Vitali.
4 Cfr.: Età sillana nella villa rustica di via Nornentana loc. San Basilio: in LUGLI 1930,p. 529 ss. nota n. 8, tav. XXI, n.3; MORRICONE MATINI 1994, p. 309, fig. 10;.
5 Cfr. Motivo decorativo documentato sin dall'epoca sillana nell'atrio della villa rustica di via Nomentana (LUGLI 1930, p.529 ss., tav. XXII), anch'esso senza incorniciatura; è da notare, nel nostro caso, l'uso dell'ordito dritto e il doppio reticolato (MORRICONE-MATINI 1967, p.58 n. 57).
6 Cfr. Età sillana; a Roma nella Casa dei Grifi : MORRICONE MATINI 1967, p. 23, 8 e fig. 7, con confronti anche a Pompei: idem, p. 24 e nota 4; vedi anche supra, nota 4.
7 Per Lanuvio GHINI 1995, p.487, fig. 7, con datazione alla fine dei 1 sec a. C.- età augustea; per Cori BRANDIZZI VITUCCI 1968, p. 47, ma anche BALMELLE 1985, p. 150-15 1, tav. 96J; per Pompei VIII, 3,8: BLAKE 1930, tavv. 26,3; 27, l; 27,3.
8 In CAMPANELLI-CAIROLI 1995, p. 9 1, nota 16 con riferimenti bibliografici.
9 COARELLI 1968, p.28; datazione alla metà del 1 sec. a. C. in MORRICONE MATINI 1965, pp.79-91; bibliografia e confronti in LIVERANI 1995, p. 477, fig. 2.
10 Il municipium di Marruvium si affacciava sulla sponda sud-est dell'antico Lago del Fucino pertanto suggestiva risulta l'ipotesi che tale motivo si possa riferire ai navalia del porto fucense.
Sono stati messi in luce solo due esagoni.
stile appaiono una soglia ed il motivo centrale del tablino della Casa VIII 5, 16 e 38 di Pompei, ma già di prima età imperiale: BLAKE 1930, p. 115, tav. 39,2 e PERNICE 1938, p. 103; in forma estesa nella Villa di S. Marco a Stabia, di età augustea: PISAPIA 1989, p. 55, n. 106, tavv. XXXI-XXXII-XXXV (con confronti e bibliografia).
13 Sulla terminologia: MORRICONE MATINI 1994, p. 283 e ss. con riferimenti bibliografici. Datazione compresa fra la seconda metà del Il sec. a. C. e l'età augustea; la datazione è man mano più alta a se~ conda della maggiore regolarità nella dimensione e nella disposizione delle scaglie policrome.
14 Le altre basi di colonna sono state asportate nelle azioni di recupero e riutilizzo degli elementi lapidei (vedi infra).  

16 La soglia della cd. Sala di Ercole: DE VISSCHER, MERTENS, BALTHY 1963, coll. 333 ss., fig. 7 e coll. 347-348.
17 MORRICONE MATINI 1967, p.27, n. 13, fig. 10, tav. 111.
18 BLAKE 1030, p. 84, tav. 4,1; PERNICE 1938, pp.51 e 69, tavv. 18, 5 e 29,2; da ricordare la soglia della Villa di Albano Laziale, di poco più antica della nostra: LUGLI 1946, p.77, fig. 20.
19 E' stato messo in luce per intero il pavimento dell'ala occidentale (Amb. P - m. 3.400.60), mentre l'ala orientale giace al di sotto di un caseggiato moderno.
20 Per il motivo dei triangoli conseguenziali, attestato in età augustea, si vedano i riferimenti bibliografici in GHINI 1995, p. 489, nota 31, fig. 8.
21 Si rimanda a nota 12, di conseguenza l'assenza di regolarità nella disposizione delle scaglie sembra propria degli scutulata più antichi.

 

Testi tratti dal libro Il Fucino e le aree limitrofe nell'antichità
 

 


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