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Il Filo D'oro di Sabina Santilli
Testi a cura di Ugo Maria Palanza  maggiori info autore
E' nato nella Marsica, sulla fine del 1988, un libretto straordinario, dal titolo "La luce dentro", a firma di Loda Santilli e a cura della Caritas dei Marsi. L'elemento che rende straordinario il libretto, ponendofo, vale a dire assolutamente fuori dai comuni modi di leggere un libro, non è la scrittura m se, sovente inadeguata all'argomento, ma il contenuto, preso ne11a sua eccezionale sostanza, cosi eccezionale da rendere, appunto, inadeguata 4 scrittura, per altro limpida, serena, aderentissima al tema, assolutamente libera da retorica. 
 
Si tratta della vicenda d'una donna nativa di S. Benedetto dei Marsi (proprio di S. Benedetto dei Marsi e non d'un altro paese del mondo), di nome Sabina Santilli che, avendo perduti, all'età di sette anni, per un ataacco di miningite, la vista e l'udito, via via trova la singolare intelligenza e l'ammirevole forza d'uscire dall'assoluto isolamento e di ristabilire col mondo circostante una possibilità di rapporti che, se non fosse umanissima nei mezzi, si dovrebbe dire rniracolosa.  Per intendere il miracolo basta porsi per poco nella condizione in cui la bimba Sabina si trovò improvvisamente (una porta sbattuta e poi più nulla nel mondo dei suoni) nel giorno d'una ormai lontanissima infanzia a causa d'una malattia orribile e poi tentare di misurare con la riflessione lo sforzo della risalita ad un vita quasi normale.  Se non è stato miracolo questo, non saprei quale altro signifïcato meriti la parola. 
 
Una bambina, poi una ragazza, poi una donna cresce e sempre più diventa solo spirito nella scoperta via via sempre più suggestiva d'una sua intima solidarietà con le altre creature umane, con gli altri esseri viventi, fin con i vegetali e non viene per sé il prodigio, ma come meglio può, ne comunica il bene ad altri pari infelici, con una carità, un entusiasmo, una fede, che é impossibile immaginare quanto profonda. E' bello e doveroso dire Sabina (non , toglierle insomma il nome), ma obbedendo ad un intimo bisogno quasi direi meglio una "donna", una donna qualunque, il cui spirito, includendo in sé l'anima delle cose, pone giorno dopo giorno il proprio io come centro non solo del mondo umano, ma di tutto il mondo naturale e lo ricostruisce perennemente, istante per istante, da capo, fino a goderlo, perché nel4 misteriosa operazione lei non è nella solitudine, ma è strumento di Dio. 
La cecità si sa che è una grande sventura, ma non si può dire quanto sia grande unita alla sordità, e tuttavia la donna di cui Loda Santilli parla (l'ultima delle sorelle), finisce col porsi ai centro d'un mondo quasi poetico come stato di grazia che percepisce e crea di continuo una pace, un conforto, una comunione che ha del divino:come lo sbocciare dei fiori nello sviluppo delle piante. 
 
Accanto a Sabina diventano creature eccezionali anche i membri della famiglia, i genitori, le sorelle, il fratello, i nipotini, e a distanza sempre più ravvicinata anche le amiche, una volta compagne di scuola, il maestro Augusto Romagnoli (altra indimenticabile figura di non vedente maestro di non vedenti); s'avvicinano anche le città, s'espande il lavoro, s'espande l'amore ed il reciproco aiuto con la Lega del filo d'oro, con 4 corrispondenza con le altre istituzioni finché il circolo si chiude, col numero degli alunni, col ritorno nel4 Marsica, nella Caritas di Avezzano, nel ritiro odierno nella cittadina natale, nella quale un'altra Sabina visse e mori martire tanti secoli fa, dalla fede onorata con la costruzione d'una cattedrale di cui sopravvivono tuttora i resti, simbolo eloquente d'una venerazione mai venuta meno, perché consacrata ad una Santa.
 
 
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