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Papa Bonifacio ebbe i natali nella cittą di Valeria
Testi a cura di Sandro D'Amato

Riportiamo qui d'appresso il testo integrale della relazione di Sandro D'Amato sul tema " i legami tra S. Bonifacio IV e S. Benedetto dei Marsi ", svolta il giorno 16/2/91 in S. Benedetto per la presentazione del busto in bronzo raffigurante S. Bonifacio IV, opera dello scultore marsicano Francesco Sansone. La relazione è interessante soprattutto perché affronta e risolve, con un'analisi documentale e convincente, la lunga controversia sorta sul nome della città natale di S. Bonifacio IV, detta " Valeria " dal Liber Pontificalis e corrispondente oggi appunto a S. Benedetto dei Marsi. 
  
 

La presentazione del busto e dell'autore
Eccellenza, Signore, Signori, la cerimonia di oggi trae origine da due iniziative diverse, sviluppatesi del tutto separatamente ed aventi entrambe come oggetto lo stesso personaggio: il Papa S. Bonifacio IV. Io avevo già in corso di stampa un mio studio sulla città natale di S. Bonifacio, ma non sapevo nulla di Francesco Sansone; Sansone aveva creato un busto in bronzo di S. Bonifacio, e nulla egli sapeva di me. Ci siamo conosciuti a fine marzo dell'anno scorso e immediatamente è nata tra noi una alleanza naturale, di cui vedete oggi qui i frutti.
 
Ma la cerimonia di oggi è stata possibile grazie all'impegno di alcuni amici di S. Benedetto: don Francesco Iulianella, il sindaco Nazzareno Di Genova, il giovanissimo assessore alla cultura Giancarlo Ippoliti, e, animatore del gruppo, l'amico Duilio De Vincentis; ad essi il mio più vivo ringraziamento. 
Un ringraziamento cordiale a tutti i compaesani che hanno contribuito alle spese per la fusione. Un ringraziamento doveroso va a tutte le Autorità politiche e civili che ci onorano della loro presenza e alle quali ha già rivolto un particolare saluto il Sindaco. E un saluto particolare vorrei aggiungere io ai numerosi amici venuti qui da Avezzano e da altre parti e ai numerosi altri amici e sacerdoti nativi di S. Benedetto, oggi qui presenti, verso i quali nutro profonda stima e ai quali mi legano una lunga amicizia e interessi culturali. Con la loro presenza potrei dire, con una punta di orgoglio, che oggi è presente qui a S. Benedetto un'ampia e ben qualificata rappresentanza della cultura marsicana. 
  
A tutti loro un ringraziameto cordiale. Tra gli assenti devo segnalare il cardinale Corrado Bafile: impossibilitato per l'età e l'inclemenza del tempo, egli ha espresso la sua spirituale partecipazione a questa cerimonia, plaudendo alla nostra iniziativa. Trattenuti da impegni indifferibili, hanno inviato calorosi sentimenti di partecipazione anche il prof. Alesandro Clementi e padre Giacinto Mariangeli, della Deputazione Abruzzese di Storia Patria. E cordiali saluti ha inviato anche la prof.ssa Mirella Colucci, marsicana, che per prima ha pubblicato un pregevole studio sul pontificato di S. Bonifacio IV. Infine, un saluto particolare va al nuovo Vescovo del Marsi, Mons. Armando Dini, col ringraziamento per averci onorato oggi della sua presenza e con l'augurio di una attività pastorale tra i Marsi lunga e feconda. Eccellenza, le sia di auspicio la coincidenza, oggi, della sua prima visita a S. Benedetto col " ritorno " di un Papa santo marsicano nella sua Terra natale! Ma ora, prima di entrare nel vivo della mia relazione, ho il dovere di presentare l'amico scultore Francesco Sansone, autore del busto di S. Bonifacio. 
    
Egli è marsicano come noi, è nato a Collelongo; ha 87 anni, ma conserva una vivacità di spirito straordinaria. Da ragazzo, lavorando in campagna a Fucino, ebbe un incidente; allora si mise a lavorare, quasi per gioco, le pietre, e furono quelle pietre che fecero nascere in lui la consapevolezza di poter affrontare il lavoro singolare di scultore. Il suo studio-laboratoio sta in un ampio locale, resto di un antichissimo monastero, a fianco della Passeggiata Archeologica a Roma. Le sue opere sono andate anche all'estero; nel suo studio andò a trovarlo, molti anni addietro, perfino lo scià di Persia. 
  
Devo citare, tra le sue opere, il busto in bronzo raffigurante Leone Marsicano, l'autore del Chronicon di Montecassino, cardinale e vescovo di Ostia, nato nel secolo XI probabilmente a Marsia, cioè qui a S. Benedetto! È un altro personaggio, nostro conterraneo, del quale un'altra volta dovremmo parlare. Il busto di Leone Marsicano sta nella chiesa di S. Aurea, ad Ostia Antica. 
Ma Sansone aveva una aspirazione particolare, che coltivava da anni e che è riuscito a realizzare solo da poco: quella di ricordare nel Pantheon a modo suo, da artista, con un busto in bronzo, il Papa marsicano S. Bonifacio IV. Il busto vi è stato esposto ufficialmente il 6 dicembre scorso. Altro desiderio di Sansone era quello di ricordare S. Bonifacio soprattutto nella sua terra natale, nella Marsica, e più precisamente qui a S. Benedetto. Egli ha voluto donare una copia della sua opera a S. Benedetto; noi abbiamo sostenuto solo le spese della fusione, con le offerte di mohi concittadini, su iniziativa de11'amico Duilio. Io mi sono interessato del lavoro ed ho portato ü busto a S. Benedetto il 24 dicembre scorso ed oggi lo presentiamo qui pubblicamente. 
   
A questo punto il Sindaco scopre il busto di S. Bonifacio applauditissimo. È una bell'opera, di classica fattura: il volto del Pontefice è sereno, ascetico, nobile. Amico Sansone, grazie vivissime. Il Sindaco offre al maestro Sansone una targa ricordo; altro lungo applauso. Le notize principali su S. Bonifacio IV si trovano nel Liber Pontificalis, e cominciano cosi: Bonifatius, natione Marsorum, de civitate Valeria, ex patre lohanne medico; cioè; Bonifacio, della gente di Marsi, della città Valeria, figlio di Giovanni medico; se ci fosse anche la data di nascita, avremmo una perfetta formula anagrafica moderna'! Eppure sul " nome " del luogo di nascita di Bonifacio si sono accesi, da alcuni secoli, dubbi e controversie, a volte animate. Ed oggi è opinione prevalente, anzi comune, tra gli studiosi del passato ed anche recenti, che non sia mai esistita nella Marsica, nell'alto medioevo, una città di nome Valeria. 
  
Ma quando è sorta una tale questione? Per chiarezza devo premettere subito due concetti fondamentali. Primo: che la questione riguarda solo il " nome " e non l' " esistenza " della città natale di S. Bonifacio; secondo : che è secondario se la città si sia chiamata, o no, Valeria, mentre è più importante verificare che essa è una città marsa e a quale località attuale corrisponde. Fino al secolo XVII ben noti storici ecclesiastici come il Baronio, l'Ughelli, il Febonio ritenevano tutti per pacifico che la città natale di papa Bonifacio IV si chiamava Valeria. Il primo che ne ha fatto un problema è stato, nel 1624, lo storicogeografo olandese Filippo Cluverio. 
 
Egli, nel descrivere la via Ualeria e le città da essa toccate nell'antichità, si è basato su un passo del geografo greco Strabone. Ora la prima città dopo Tivoli sulla via Valeria, corrispondente all'odierna Vicovaro, i codici manoscritti la riportavano  col nome di Valeria e il Cluverio intui suhito che ci doveva essere un errore, perché la città si chiamava invece Varia e non Valeria; però poi per la vera città Valeria, indicata dal Liber Pontificalis come città natale di papa Bonifacio IV, il Cluverio non seppe darsi una spiegazione soddisfacente. Una ventina d'anni dopo venne dalle nostre parti un illustre erudito tedesco, segretario della Biblioteca Vaticana: Luca Holstenio. 
  
Egli negli anni 1645 e 1647 perlustrò attentamente tutta la Marsica e i dintorni del Fucino. Tra l'altro egli confermò che non va confusa Varia con Valeria (errat omnino qui Variam cum cinsare Valeriae confundit); localizzò con sicurezza Marruvio nel sito dov'era allora il piccolo borgo di S. Benedetto (certissimum est civitatem hanc ad orientale latus Fucini lacus fuisse, quo loco nunc est vicus S. Benedicti) ; e in particolare identificò la città natale di S. Bonifacio IV con Marruvio (certum est civitatem Valeriam veE VaEeriae hic intelligi Marruvium, caput Marsorum).  Però sul nome di tale città egli  ebbe qualche dubbio, perchè all'epoca di S. Bonifacio IV c'erano anche la via Valeria e la provincia Valeria; e cosi egli pensò che l'autore delle notizie del Liber Pontificalis avesse fatto confusione, prendendo come nome  della città il nome della via o della provincia. 
 
Ecco la sua famosa frase: puto barbarum scriptorern viam aut provinciam pro civitate accepisse. Ma non aggiunge altro; per cui di fatto siamo davanti a un semplice dubbio o supposizione (" puto ") di un rispettabile erudito, ma senza alcuna prova o indizio a sostegno della sua opinione. E qui desidero richiamare l'attenzione degli studiosi su un particolare, da nessuno messo finora in evidenza. 
   
È vero che l'Holstenio ha avuto dubbi sul " nome " della città, però è altrettanto veto che egli non ha escluso che la città si sia potuta chiamare veramente Valeria; ed infatti egli, nell'affermarne la corrispondenza con Marruvio, si è mostrato possibilista, parlando esplicitamente della " città Valeria " (civitatem Valeriam), non soltanto di " una città della Valeria " (civitatern Valeriae). L'osservazione è sottile, ma è importante. Purtroppo, quest'ultima affermazione possibilista dell'Holstenio è rimasta ignorata da tutti, mentre l'altra quella relativa al supposto scambio di nome tra la città e la via o provincia ha avuto fortuna e seguaci, i quali oltrettutto ne hanno trascurato il valore di semplice supposizione (puto). 
 
Cosi, per esempio, agli inizi de1 secolo scorso l'abate Domenico Roanelli criticò aspramente gli storici marsicani, accusandoli di avere erroneamente " ideato " una città col nome di Valeria, " ingannati " dal passo del Liber Pontificalis " che dal Holstenio scrive lui fu solennemente rifiutato ", rifiuto che invece non risulta affatto. Del problema si è occupato anche il valente storico avezzanese Tommaso Brogi, il quale è ancora più spinto. 
  
Egli infatti ritiene che " un ignorante copista abbia trascritto de civitate Valeria invece che de civitate Valeriae ", concludendone che " quindi è certo " che lo scrittore del Liber Pontificalis " scrisse de civitate Valeriae, indicando cosi la città principale deHa via o della provincia Ualeria "! Stiamo allo stravolgimento dei documenti; infatti l'affermazione del Brogi è clamorosamente smentita dai codici: dei venti codici consultati dal Duchesne, ben diciannove riportano Valeria; l'unico che riporta Valeriae (e che il Brogi non conosceva!) è un codice tardo e pieno di errori, per cui quel Valeriae è un vero errore di copiatura! Mi limito a questi due esempi, sufficienti, penso, a dimostrare che tutta la controversia su Valeria è nata da una ipotesi o sospetto di un equivoco, senza prove, ed è frutto di elucubrazioni cerebrali e di affermazioni gratuite ed aprioristiche. 
 
Eppure, sono tanti gli scrittori che, copiandosi l'un dall'altro, parlano della " leggendaria ", della " fantomatica ", della " immaginaria " città Valeria. Ed oggi affermare il contrario significa mettersi contro tutti. Ma il non farlo era per me venir meno a un dovere di ricerca della verità, quasi un tradire la mia coscienza e la memoria stessa del nostro santo concittadino, S. Bonifacio.
E cosi mî son deciso dî venire allo scoperto. 

 
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