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Marruvium sede della Diocesi
Testi a cura del Prof. Giuseppe Grossi  maggiori info autore
La Civitas marsicana fu sede della Diocesi dei Marsi 
 

È certo che già a partire dalla fine del I secolo Marruvium fu il centro più importante, insieme ad Alba Fucens, dell'area fucense, tanto da essere inserito negli itinerari " turistici " della Via Valeria e far dire a Silio Italico 
(8, 495-510) di non conoscere altre città nella Marsica se non Alba Fucens e Marruvio, mentre gli altri centri non sono altro che dei castelli numerosi ma sconosciuti alla storia e senza nome noto: "... cetera in obscuro famae et sine nomine vulgi sed numero castella valent...".  La ignoranza di Silio, ed altri, della realtà geografica e politica dei Marsi giunge al punto di affermare che Marruvium era la capitale dei Marsi, creando un precedente che sarà utilizzato abbondantemente dagli storici marsicani e nazionali (21).  Il tentativo di nobilitare il municipium più romanizzato e senza tradizioni arcaiche della Marsica è rappresentato dal nucleo mitografico dei Marrubii, leggende create ex novo dall'erudizione antiquaria romana del I secolo a.C. nel tenativo di integrare Marruvium ed i Marsi al passato di Roma e al mondo mitico greco (22). 
  
Oltre alla sua avanzata forma urbana Marruvio deve la sua fortuna e la sua conoscenza, rispetto agli altri municipi marsi, alla sua vicinanza alla via Valeria con la quale era collegata con un diverticolo che, sovrapponendosi al tracciato della vecchia circonfucense italica, attraversando le località " San Cipriano ", " Le corna " e " Morrone ", si inseriva nel tracciato principale nella località Arco (" Cese di S. Marcello ") in territorio di Celano (23). Una vitalità del centro è documentata per il III e IV secolo d.C. dai restauri dell'anfiteatro, dalla residenza nella città di curatori della via Tiburtina-Valeria e magistrati spendidissimae civita(tis) Mars(orum). Marr(uvinorum), e "... una nuova fase di qualche rilievo nella vita del centro marso puà essere indicata da rinvenimenti monetali che hanno documentato un prolungato uso di alcune delle strutture già ricordate. Ad esempio le tabernae identificate nel quartiere delle terme denotano una frequentazione intensa che dal finire del terzo giunge alla seconda metà del IV secolo d.C. fino all'età di Magnenzio e di Graziano... " (24). La fine del centro va messa in relazione quindi al grande terremoto del 364 d.C. che squassò una parte cospicua dell'impero romano, documentato anche dagli scavi belgi di Alba Fucens e che portò anche alla distruzione di gran parte degli impianti urbani dei municipi marsi (25). 
  
A questo terremoto bisogna aggiungere l'opera distruttiva delle terribili alluvioni dell'anno 589 che portarono quasi certamente al ritorno delle acque fucensi e quindi alla sommersione della Marruvium sorta fuori le mura (26).
Pur tuttavia un nucleo abitato rimane vivo nell'interno delle mura nel medioevo tanto da conservare il ricordo della città romana che a partire dal VII secolo assume il nome di Civitas Marsicana : la prima citazione della " Città Marsicana " si ha in un documento cassinese del 653 d.C. in cui due nobili longobardi, Berengario e Adalberto, confermano al monastero S. Angelo in Barregio il possesso di diversi beni nella Marsica, fra cui la chiesa di S. Eutichio in Arestina (Venere) e la "...Cellam S. Pauli supra Civitatem Marsicanam... " (27).
  
Successivamente con questo nome il centro viene nominato in documenti ecclesiastici e feudali fino al secolo XV poco prima che fosse trasferita la sede episcopale a Pescina (28). Nell'XI secolo la Civitas marsicana divenne sede della Diocesi dei Marsi con la costruzione della ecclesia Sanctae Savinae e la cui sede episcopale, situata nella località detta Milvia, è ricordata per la prima volta in un documento casauriense del 1028 che cita un giudizio tenuto "... in territorio Marsicano in locum, qui nominatur intus in ipso Episcopio Sanctae Savinae quae vocatur Milvia... " (29). Di nessuna consistenza sono le tradizioni e le affermazioni degli storici marsicani sull'esistenza di una città medioevale chiamata Marsi e Valeria. Il termine actum in Marsi presente nei documenti medioevali indica, come nei casi di Valva, Cicoli, ecc., non una città ma il territorio dei Marsi, come giustamente afferma il Faraglia (30). 
Lo stesso vale per la Valeria, non città ma strada romana e provincia in età tardoantica e altomedioevale (31). 
 
La creazione della città Valeria si deve ad un vescovo marsicano del cinquecento, che per eccesso di campanilismo e per dare lustro alla sede episcopale di S. Sabina, interpretà male un corrotto testo del Liber Pontificalis (I, p. 317) riguardante Bonifacio IV in cui viene affermata l'origine marsa del Papa (608-615 d.C.) e una città Valeria: "...Bonifatius, natione Marsorurn, de civitate Valeria... "; in realtà il testo è scorretto e in luogo della civitate Valeria, va letto provincia Valeria, provincia in cui era inserito il territorio dei Marsi all'epoca della nascita di Bonifacio IV e per tutto l'VIII secolo come confermato da Paolo Diacono (Historia Longobardorum, II, 20) : "...La tredicesima regione è la Valeria... " (...) "... Le sue città più importanti sono Tivoli, Carsoli, Rieti, Forcona e Amiterno; vi si trova pure il territorio dei Marsi con il Lago Fucino... " (32). 



Note
(21) G. Grossi in Storia di Ortucchio, I, cit., p. 167 s. (22) R. Scarcia, Marsi monumenta 
clientis, in " Abruzzo ", vol. I, anno IX, n. 1-2, gennaio-agosto 1971 (Pescara 1971), p. 125 ss. G. Grossi in Storia di Ortucchio, cit., p. 167 ss. Il tentativo di nobilitare le origini di Marruvio e il suo legame con le fortune romane è evidente nel falso di età adrianea di /Corneli J/fus.Scipio; J /(Charta J/gine. /capta. (Letta-D'Amato, cit., p. 71 ss.) che serviva a dimostrare una partecipazione marruviana alla presa di Cartagine (C.I.L., IX, 6348). (22) Se l'iscrizione è veramente di età adrianea (come attestato dai caratteri epigrafici) e non un falso del Colantoni (una " falsificazione moderna " secondo il De Rossi e lo Henzen), essa è sicuramente un falso marruvino creato per motivi campanilistici e " turistici ", apposta su un trofeo, pur esso creato ex novo, che si diceva donato ai marsi marruvini da Scipione dopo la presa di Cartagine. Ritengo quindi reali le conclusioni di Mommsen, Dessau, Lommatsch e Degrassi che ritenevano il monumento marruvino un " magis ficturn quam restauratum " e non le ipotesi del Letta-D'Amato (cit., p. 73 ss.) che l'epigrafe adrianea di Marruviurn " ripeta il testo di un'epigrafe dell'epoca di Scipione ", per il fatto che nel II secolo a.C. Marruvio non esisteva. 
(23) Numerosi i ritrovamenti tombali, relativi a monumenti funerari di grossa mole, nelle località " Le Corna ", " S. Cipriano " e Morrone, poste lungo il diverticolo che univa Marruvio con il tracciato della Via Valeria (LettaD'Amato, cit., nn. 1322, p. 20 ss.). Numerosi sono in queste località i ritrovamenti di cippi funerari a colonnetta cilindrica con culmine semisferico decorato da un serpente, cippi relativi a liberti di età imperiale e tipici di un'officina lapidaria operante a Marruvium (Letta-D'Amato, cit., p. 11 s.). Per questa classe di materiali lapidei vedi il recente articolo di Irene Valdisseri, Cippi funerari cilindrici dal territorio di Marruvium, in " Rendiconti Accademia Nazionale dei Lincei ", Serie VIII, vol. XXXV, fasc. 3-4, MarzoAprile 1980, pp. 193 ss.: la studiosa dopo aver affermato che i cippi sono relativi a segnacoli di sepolture a incinerazione, dice: "... se è vero che in nessun'altra località come a Marruvium si ha una proporzione tanto rande di liberti rispetto ai liberi, la relativa concentrazione di cremati nella zona si deve far risalire al patrimonio culturale di questa classe, sostanzialmente estranea all'ambiente marso, in cui prevale l'inumazione...". 
(24) Sommella, cit., p. 382 e nota 35, figg. 11-16. C.I.L., IX, n. 3667 (iscrizione databile alla prima metà del III secolo d.C.; Letta-D'Amato, cit., p. 8, n. I 1). 
(25) A. R. Staffa, Il basso Cicolano dalla tarda antichità al secolo XIII, saggio nel volume Storia e tradizioni popolari di Petrella Salto e Cicolano, " Atti del l Convegno di studi Petrella Salto 1-2 agosto 1981 ", Rieti 1982, p. 9 s. Le distruzioni del terremoto sono ben evidenti nel municipium marso di Angitia (G. Grossi, La città di ~Angitia, il " Lucus Angitiae " e le origini di Luco dc ! Marsi, Avezzano 1981, p. 35. Per Alba Fucens vedi J. Mertens, Alba Fucens, Louvain 1981, p. 11.
(26) Per le alluvioni del VI secolo vedi: L. A. Muratori, Annali d'Italt'a, T. V., Milano 1753, p. 235; Gregorii Magni Dialogi (a cura di U. Morica), Roma 1924, lib. 3, cap. 19, pp. 185-196; L. Gatto in Fucino cento anni, op. cit., p. 218; D'Amato, cit., p. 183 ss. 
(27) Faraglia, op. cit., p. 3 s. E. Gattola, Historia Abbatiae Cassinensis, Venetiis 1734, T. I., 120, 124. 
(28) Il nome di Civitas marsicana appare in tutti i documenti dei vari Cronica monastici ed anche nei documenti feudali fino all'atto di conferma del re aragonese Ferdinando I a favore di Antonio Piccolomini del 1484 in cui compare una Città rnarsicana (T. Brogi, La Marsica antica medioevale, Roma 1900, p. 405 s.) 
(29) Faraglia, op. cit., p. 22 (Chronicon Casauriense, 992). Non si ha menzione della presenza di una Diocesi dei Marsi prima dell'anno X in cui compare nelle Cronache Cassinesi anche se nella Marsica erano presenti due Diocesi con sedi a Carseoli e Marruvium. Fu solo il 9 dicembre 1057 che in un " privilegio " di Papa Stefano IX si dichiara che l'unica chiesa episcopale della Marsica doveva essere quella di S. Sabina della città marsicana (A. Melchiorre, Profilo Storico della Diocesi dei Marsi, Roma 1985, p. 7). Quindi fu solo nel periodo dell'incastellamento, prima dell'anno 1000, che si posero le basi per la creazione di una Diocesi dei Marsi. Precedentemente si puà escludere la presenza di una diocesi unitaria, ma più diocesi rurali e diversificate corrispondenti alle attuali parrocchie (Melchiorre, cit., p. 7). Una prova evidente dell'assenza di un vescovo dei Marsi durante i primi anni della conquista longobarda (571-574 d. C.) è rappresentata dal Martirologio Romano "...In provincia Valeria Sanctorum duorum monachorurn, quos Longobardi suspendio necaverunt in arbore in qua licet defuncti, ab hostibus ipsis auditi sunt psallere. In ea etiam persecutione Diaconus ecclesiae marsicanae in confessione fidei capite truncatus est... "; il fatto che nel documento non si sia nenzionato un vescovo induce a pensare che i monaci avevano assunto a partire del VI-VII secolo il ministero parrocchiale (Andrea R. Staffa, op. cit., p. 18 s.). La menzione della uccisione di monaci da parte dei Longobardi nella Marsica ed anche della presenza di santi monaci da essa provenienti, è presente nei Gregorii Magni Dialogi (a cura di U. Moricca), Roma 1924, Libro IV, C. XXII, pp. 259-260; C. XXIV, p. 262; libri I, pp. 27-260. La chiesa di S. Sabina, edificata probabilmente nei primi anni del XI secolo e ristrutturata nel XII, presenta sulla destra del portale un Telamone in altorilievo, coronamento della testata di un parapetto di edificio pubblico (teatro o anfiteatro?) di Marruvio, inserito nella facciata databile alla fine della repubblica romana. 
(30) Faraglia, cit., p. 19 ss. Si prenda in esempio Valva che non corrisponde a un centro abitato ma ad un gastaldato longobardo, cosi come Cicoli. Infatti nel centro maggiore e sede di diocesi del gastaldato di Valva si parla nei documenti medioevali, ma col nome di Corfinia civitate; lo stesso vale per Cicoli (Cicolano) dipendente dalla diocesi della Civitas reatina; per Teate con sede diocesana nella civitas teatina, ecc. (Faraglia, cit., p. 19 ss.) ; per i gastaldati e comitati Marsicanum, Valvense ecc;, vedi il Chronicum Vulturnense del Monaco Giovanni (a cura di V. Federici), Roma 1925-1940, vol. I, 329, 7 (Valvense casta1dum); III, 112, 2 (Corfinia civitate) ; I, 198, 16 (Comitatu valvense) ; II, 327, 6 (Marsicano comitatus) ; II, 154, 20 (Marsicana civitas). Ridicole e campanilistiche le affermazioni del Brogi (La Marsica antica ecc., op. cit., p. 85) che interpreta la frase apud Marsiam, come vicino la città di Marsia, contenuta in un placido tenuto al campo dei Cedici da Ottone I, il tutto per posizionare il luogo del placido in terra fucense. In realtà il campo dei Cedici è localizzabile fra Rovere e Rocca di Mezzo, vicino ai confini del territorio marsicano (Giandomenico Cifani, Il territorio dell'Altipiano delle Rocche, in " Bollettino del Centro Studi per la Storia dell'Architettura ", n. 26 anno 1980, Roma 1980 p.8, nota 21 e p. 52. A conferma di cià è un giudizio dello stesso Ottone I contenuto nel Chronicon Volturense e Casauriense e tenuto nel 970 "...in territorio Marsicani in campo Caistri ad ipsam civitatem Marsicanam... ", in cui viene indicato il campo Castino (sulle montagne poste fra Ortona dei Marsi e Cocullo) situato nelle vicinanze della città Marsicana (Faraglia, cit., p. 22). Del tutto errata è la ipotesi del Letta-D'Amato (cit., p. 247 e p. 249) e del D'Amato (cit., p. 164 ss., nota 27), che vedono l'uso epigrafico di Marsi, nel II secolo d.C., come sinonimo di Marruvium. Lo stesso vale per l'errata interpretazione del termine Marsus municipiurn contenuta nel Liber Coloniarurn (I, p. 229; II, p. 256) che gli autori interpretano come Marruvium. In realtà nel documento del Il secolo d.C. si fa riferimento alla realtà municipale marsa intesa in senso globale dato che tutti i quattro municipia marsi erano titolati come Marsi: vedi per esempio Marsis Antino, Marsi Marruvini, Marsorum Angiti e Marsis Anxa (G. Grossi in Storia di Ortucchio, I, op. cit., p. 105: C.I.L., IX, nn. 3839, 3686, 3667 e Letta-D'Amato, cit., nn. 177, 182, 176). La tesi di Marruvio = Marsi, dovuta ad una erronea interpretazione dell'Orlandi (op. cit., p. 191 s.), è stata acriticamente ripresa dal Colapietra (citato dal D'Amato, cit., p. 166 nota 27) che giunge ad affermare che l'Episcopus Marsorum (Vescovo dei Marsi) sia da leggere " Vescovo di Marsi ", in riferimento alla irreale città di Marsi che abbiamo dimostrato. non esistenie con qucsto nome, ma come Civitas marsicana, An dal VII secolo d.C.. 
(31) C. Letta, I Marsi e il Fucino nell'antichità, Milano 1972, p. 146. 
(32) Per la correzione di provincia Valeria al posto di una civitate Valeria nel testo del Liber Pontificalis, vedi L. Holstenius, Adnotationes in Italiam Antiquarn Cluverii, Roma 1666, p. 115 e 163 (il quale ritiene di correggere la città Valeria con civitate marruvia; un grosso errore dato che nelle cronache medioevali non è mai stato presente con questo nome Marruvio, ma come Civitas Marsicana); Faraglia, cit., p. 23 s., nota 3. La prima citazione della città di Valeria si ha nella Bolla di Grego rio XIII del 1580 in cui si sancisce il trasferimento della cattedrale dall'antica chiesa di S. Sabina a quella di S. Maria delle Grazie di Pescina (Melchiorre, op. cit., p. 9). Quindi il recupero della città Valeria, al posto della città Marsicana, deve essere avvenuto nella seconda metà del XVI secolo ad opera, forse, del vescovo marsicano Matteo Colli oppure dallo stesso Gregorio XIII. La fantasia degli storici marsicani (Febonio, Corsignani, Di Pietro, Brogi, Colantoni e Orlandi) ed altri (Cluveio, Holstenius), giunge addirittura ad identificare nella Civitas rnarsicana la casa di Bonifacio IV che lo stesso aveva trasformata in monastero (in realtà la casa era a Roma) con la creazione e trasformazione del convento di S. Benedetto, di cui si ha menzione nei documenti medioevali cassinesi (successivi al mille) (vedi Sella, Vaticano, Rationes decimorum Italiae... fine del secolo XIII, Sancti Benedicti in Civitate). 

  
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